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GABRIEL BROKER

Fa parlare di sé Gabriel Broker, infatti, si è conquistato la prima pagina del Corriere dell’Umbria che cita “spopola su Youtube il rap che inchioda la città”.

Un parlare che lo esalta, nel senso che sente la gioia di essere stato riconosciuto nello sforzo di portare avanti la sua passione e di averlo fatto con quel guizzo di sfrontatezza che lo rende coraggioso. In fondo, diciamocelo, ci vuole coraggio a raccontare ciò che sentiamo, se poi quel sentire si scontra con il perbenismo tipico di una comunità che è “la finzione, la Maschera ” una città che “sta in silenzio, che arriva piano come l’assenzio”, che “solleva il conto delle frustrazioni, come un castello che cela mille trasgressioni”. Quel coraggio che non nasce dal desiderio di essere una voce fuori dal coro, ma dalla necessità di far uscire il disagio di stare in una città che “delude tutti i miei vorrei”, una città che “preferisce non saperne niente”, come dire … o sei nella cerchia dei “potenti”, o sono cavoli tuoi; a te sbucciarti le ginocchia, a te rialzarti da terra, a te trovare soluzioni per emergere da un circuito preconfezionato ad hoc.

Una città, che sono tutte le città di questa Italia in decadenza, dove tutto si “combina” a porte chiuse, tutto è a misura di “puzza sotto il naso” e “conto in banca”. Città che troppo spesso alimentano emarginazione, violenza, frustrazione. Dove lo spazio è sempre più ridotto e povero di umanità. Io credo che Gabriel Broker con le sue parole voglia denunciare il dolore di vivere in una “città” che non permette visioni, che non ti aiuta a emergere perché è una possibilità di pochi eletti. Il suo grido è palese, forte, chiaro e lo urla attraverso un video crudo e diretto.

Gabriel con i suoi testi, ci mostra anche che “La vita è un dono” “perché anche io come te che ascolti, ho lasciato orme nella terra e respirati venti, ho stretto la sabbia del mare nelle mani …” . In questo brano c’è la consapevolezza di non essere solo nel gioco della vita, di riconoscere che alla fine oltre il velo dell’illusione che ci fa credere di essere differenti, siamo tutti nella stessa nave da crociera verso un viaggio sconosciuto, ospiti di Madre Terra che dall’alto dei monti possiamo ammirare, “scoprendo che i peggiori “ in fatto di sensibilità e compassione “siamo noi, esseri umani”.

E se anche parla di sentirsi “Il peggio messo” lui sceglie di esserlo .. “se fossi come tu mi vorresti, ti piacerei”? .. sarei come tutti gli altri, un clone, maxi porzione, maxi coglione …” “io non sono come tu mi vuoi, tieni a bada le facce che hai” … chiaro invito a essere se stessi, sempre. Meglio affrontare difficoltà e porte sbattute in faccia che guardarsi allo specchio e non riconoscersi più.

Ogni suo testo mi parla, mi fa riflettere, starei ore a scrivere cosa mi hanno mosso dentro, per ora però mi fermo perché ho bisogno di integrare ogni sua parola, dura, morbida, accesa, fragile, contraddittoria, affinché ogni provocazione possa essere un incipit che mi sprona a mettermi in discussione e a fare meglio, per la mia città, per la mia vita, per la vita di quelli che naturalmente sono vicini a me.

 

 

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Fiorinda Pedone

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