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Un altro modo di fare cultura

Può, un altro modo di fare cultura, svegliare i nostri cuori e creare bellezza intorno a noi? E per un altro modo non intendo “controcultura” ma la creazione di un sistema più flessibile che incuriosisca le nostre anime, in particolare quelle dei giovani, affinché attraverso la conoscenza e lo studio possano arrivare a sviluppare e portare fuori la propria unicità.

Il passato è diventato una grande storia che ci riconduce alle nostre radici, è una guida che ci permette di aprirci a considerazioni personali fondate, più che su una sterile filosofia da salotti, su quello che scaturisce dal nostro cuore. Ogni Talento che ha lasciato traccia di sé è uno spunto per affinare la nostra sensibilità.

A nulla serve studiare la storia, la matematica, la filosofia, la scienza, se le medesime rimangono una sterile competizione tra chi le conosce meglio, tra chi le utilizza per restituire bravure senza veri obiettivi. Le nozioni servono per ricercare in noi quegli spunti d’intuizione che portano con sé evoluzioni a ciò che ci hanno lasciato chi ha vissuto prima di noi. La conoscenza ci permette di attingere a strumenti collaudati per affinarli attraverso la nostra creatività.

Irrobustisco la cultura non per indurire la  mente, che zeppa di concetti, non ha più spazio per il nuovo, ma per rimanere in contatto con i segnali che ci permettono di riconoscere i passi che dobbiamo fare per rimanere fedeli alla verità, per rinforzare quei tratti di vera bellezza che ci appartengono e che questo mondo improntato all’esteriore sta distorcendo facendoli diventare cloni di scempi creativi.

La cultura nasce dall’anelito di abbracciare la storia e allo stesso tempo di creare un presente sempre più in linea con il nostro spirito. La vera conoscenza nasce dall’ascolto, dal guardarsi dentro, come hanno fatto tutti quelli che dentro alla storia hanno lasciato una parte di sé. La cultura la facciamo ogni giorno trovando il coraggio di esprimere la nostra verità. Siamo naturalmente esseri creativi e ognuno di noi ha in sé la capacità di lasciare la sua impronta dentro la storia, ma si può fare solo se ci permettiamo di riconoscere quel talento che ci è stato offerto per realizzare la nostra missione.

Non permettiamo ai nostri certificati di inaridirci, non restituiamo a chi ci sta ascoltando il vuoto di parole vaganti, non fermiamoci a formule, date, eventi, facciamo un passo oltre le basi scientifiche del concetto cultura. Includiamo il cuore dentro ogni insegnamento, coloriamolo delle nostre emozioni, lasciamo che la nostra anima si sintonizzi con le anime dei nostri avi per costruire un nuovo modo di fare cultura.

Restituiamo ai giovani la libertà di sviluppare una personale visione della storia, della vita che ogni giorno vivono, di ciò che sentono, di quello che vorrebbero cambiare, migliorare. Permettiamogli di essere la migliore rappresentazione di se stessi, assecondiamoli senza giudicarli, calziamo le loro scarpe e facciamo un viaggio dentro la loro creatività e non ci scandalizziamo se più che di nozioni loro hanno bisogno di stimoli autentici, apriamoci a un modo nuovo di fare cultura.  Non atteniamoci a programmi che generano sonnolenza o sbuffi continui, non pretendiamo dai nostri ragazzi di rispettare silenzi e immobilità, non mettiamo a tacere i moti ribelli che li caratterizzano, adattiamo la cultura alle esigenze dei giovani, modelliamola mischiandola a ciò che i giovani amano, facciamo in modo che questa amalgama origini quel fermento di opinioni che creerà nuova linfa creativa che con gli anni diventerà storia.

Lasciamo che il passato sia un eco che riempie i nostri cuori di stimoli che non dimenticano che la vita è un presente che non finisce mai di esistere. Un presente che ci vuole ogni giorno sempre più vicini al nostro sentire più che al nostro sapere.

 

Fiorinda Pedone  (Copyright © 2015)

 

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